
Cà di Malanca - Campo giovani.
La figlia di Ancilla Cavina, Maria Rosa Sandri e la nipote Maria Lasi, mi hanno recapitato un dialogo postumo e una poesia dedicata ad Ancilla, staffetta partigiana, recentemente scomparsa.
Cara mamma, vorrei dirti grazie per tutto quello che mi hai insegnato e lasciato come dono.
Mi hai lasciato la forza perchè so che ne avevi tanta e so che hai affrontato la fame, la guerra, la solitudine. Hai dedicato la gioventù agli ideali nobili di un’Italia libera, rischiando tante volte la vita, e non ti sei mai arresa…
Mi hai insegnato a sorridere anche nei momenti difficili, perchè riuscivi a scherzare su tutto e la tua allegria tante volte ti ha salvato. Perchè so che anche quando non avevi niente, ti mettevi a cantare, e ti sembrava di avere tutto…
Grazie per tutti i momenti passati insieme, anche gli ultimi in cui eri diventata come una bambina capricciosa.
Grazie per tutte le volte che ti sei preoccupata e sei rimasta sveglia ad aspettare il mio ritorno…
Grazie perchè eri una persona semplice ed io sono quello che sono perchè tu eri quella che eri… (tua figlia) Prosegui la lettura…
E’ molto bella la figura di una giovane donna, allegra e determinata, cavalcare un cavallo bianco su e giù per gli appennini, recando con sè messaggi,viveri ed armi da consegnare ai partigiani. Questa immagine è fra i pochi ricordi lasciati da Ancilla Cavina (Riolo Terme), staffetta partigiana, alla propria figlia relativamente a quel triste periodo della storia d’Italia. Una sorta di pudore e di rispetto per il dolore e la morte di tanti, spesso, gli ha impedito di parlarne.

Staffetta partigiana
I ricordi che Ancilla ha lasciato sono sopratutto quelli della paura.
Come quando, prelevata da casa ventenne, assieme alla cugina, fu avviata per il campo di concentramento in Germania. Si salvarono a Bologna, grazie alla compiacenza del medico che le visitò in stato semicomatoso per avere fumato in rapida successione due pacchetti di sigarette, come amici avevano loro consigliato. Da quel momento, entrambe entrarono nella Resistenza. Oppure come quando incontrò un inaspettato posto di blocco nazi-fascista, mentre recava sul suo cavallo bianco due ceste di armi per i partigiani, coperte da grappoli d’uva matura. Disse che era uva per il “padrone” del podere. Fu creduta.
Il prossimo 25 marzo la ricorderemo, ponendo una targa nel Rio di Cò, sotto Cà di Malanca. Là dove ha voluto riposare per sempre.
Un circolo Arci della toscana ha esposto sopra il banco dei giornali, questo cartello : CHI TIENE IL GIORNALE PER PIU’ DI DIECI MINUTI, E’ PREGATO DI LEGGERLO AD ALTA VOCE. Grazie. (valcos)
Tre carabinieri in servizio con la Fiat Uno, fermano una R4 con cinque persone a bordo. Uno dice: siete in multa, non potete stare in cinque su una R4. Il secondo carabiniere gli da di gomito ripetutamente suggerendo a bassa voce di lasciare perdere. Ma perchè lasciare perdere? Sono in multa, non possono stare in cinque su una R4. Il secondo insiste ancora di lasciar perdere. Ma come, perchè dovremmo lasciare perdere? Risposta: ma non vedi? Loro sono in cinque in una R4, ma noi siamo in tre in una Uno (Berto).
(Podisti alle Bassette)
Gino? .. ah .. ah.. ah.. E quand cus tus la vespa? … in curva e faseva manovra.
Un proverbio in dialetto romagnol-solarolese che ci ricorda i colpi di coda dell’inverno.
“Fabrer dala curta volta e fasè brusè e pel d’la porta”
Un amico francese mi manda questa vignetta.
La vita delle
persone che vivono il mondo può essere scoperta in molti modi. PRIVATE la propone in fotografia.
Edita da un romagnolo, prodotta in Francia, stampata a Fusignano, parla inglese e italiano. E’ diffusa in molti paesi del mondo: dagli Stati Uniti, alla Cina, al Canada…
PRIVATE è una rivista di fotografia, che si collega all’arte e alla cultura. E’ una finestra costantemente aperta sul mondo. Sono le foto che raccontano la vita dei popoli. Il mondo viene raccontato per mezzo degli occhi indagatori di giovani fotografi.
Conversando sulla rivista, un giovane critico mi ha detto: “… è il senso della misura che stupisce. La quantità di colore è sempre pesata nello spazio bianco/nero. Questa proporzione si declina pagina dopo pagina e scandisce un racconto fatto di accenti forti e piani. E’ in questa danza che le immagini descrivono la storia della vita nella società”.
Ai tanti amanti della fotografia suggerisco di dare un’occhiata al sito di PRIVATE.
http://www.privatephotoreview.com/it/index.php/
A “sfen e porc”. Un detto un tempo molto in voga nelle case romagnole, adesso molto meno. Disfare il maiale per confezionare tanti salumi e altre prelibatezze. Nella mia famiglia questo rito si è sempre compiuto; io lo porto avanti, cercando di tramandarlo ai miei figli, adeguandolo alle condizioni di oggi. Un tempo la famiglia contadina solitamente allevava maiali per venderli, trattenendone uno per il suo uso. Poi si è cominciato ad acquistarlo già “grasso” da macellare, oppure già macellato e suddiviso in due o quattro parti. Ai giorni nostri molte famiglie acquistano dalle macellerie la carne adatta a confezionare i salumi che si desidera consumare. L’evoluzione della nostra esperienza ci ha portato a quest’ultimo metodo in quanto ritenuto per noi quello più comodo e adatto alle nostre esigenze.
Quasi tutti possono confezionare in casa salumi. Non è così semplice, ma tutti possono provarci… e imparare. Cosa bisogna sapere? Naturalmente mi esprimo sulla base della mia esperienza.
La stagione. In Romagna, la stagione più propizia va dalla Madonna a Sant’Antonio.
La luna. Quando si compiono le operazioni è meglio che sia “buona”. La luna è “buona” quando va spegnendosi, quando il disco luminoso “cala”, gradatamente oscurato dalla terra. Se non avete un calendario con il “lunario” da consultare, potete osservare la luna, ricordando che: gobba a ponente, luna crescente (cattiva); gobba a levante, luna calante (buona). Prosegui la lettura…
Multati a Castel Bolognese un gruppo di ragazzi che si allenavano in bici. Sono passati col rosso. Il fatto che la notizia abbia avuto un rilievo importante nella stampa locale, credo significhi che la campagna del Prefetto contro i ciclisti indisciplinati sta avendo successo.
Ma c’è ancora tanto da fare. Ad esempio: le bici che sfrecciano sotto i portici della via Emilia. Possono urtare le persone intente ad ammirare le vetrine e far loro male. Non va bene, meglio che stiano sulla via Emilia: potrebbero urtare un camion, che non avrebbe certo danni. E poi quei grupponi di ciclisti, su verso Tebano, con quelle buffe magliette di tutti i colori. Rallentano pericolosamente il traffico, è difficile sorpassarli. No, proprio non va.
E come la mettiamo con i fanali? e i catrarinfrangenti? Bisognerebbe controllare i freni e le gomme. E quanti campanelli mancano? Girano contro mano e qualche automobilista potrebbe farsi male. Non usano le piste ciclabili, sono parcheggiate ovunque e per fortuna che a volte qualcuno le sposta.
Un vero e proprio disastro. Una vera emergenza pubblica, queste bici.
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