Quello che mi aspetto dal nuovo anno

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Si è da poco concluso per la piccola comunità familiare di cui faccio parte un anno favorevole. Quando si mantiene la salute e si ha un “par de scarpe nuove”, bisogna essere almeno sereni, se non contenti. L’augurio che rivolgo a chi mi sta vicino è quello di potere continuare il nostro percorso con serenità e qualche sorriso in più.

Sono questi, giorni di pensieri, i più vari. Uno bello, la beatitudine che ha portato a casa nostra la visita di poco tempo fa della nostra nipote e dei suoi genitori. Per alcuni giorni la nostra grande magione si è riempita di vita, colori e gioia. Ho capito che il percorso di una persona non si conclude con la messa al mondo di figli. Occorre che la catena non si spezzi.

Uno brutto, la costanza con la quale la Signora col mantello nero e la falce ha fatto incursioni nella nostra comunità allargata dove abitiamo. Tanti, troppi. Attilio, Battista, Danilo, Enrico, Francesco, Gianni, Guido, Livio, Luca, Paolo, Peppina, Silvano, …  non era ancora la vostra ora. Io, che non credo al fato, fossi nelle Autorità comunali promuoverei una indagine epidemiologica sui cittadini di Castel Bolognese. Vorrei si escludesse l’esistenza di fattori locali.

Sono questi giorni di auspici. Ne avanzo alcuni. Vorrei che un figlio non dovesse più dire a suo padre: vi siete mangiati tutto; vi paghiamo la pensione e adesso dobbiamo anche rimborsarvi i risparmi che le banche vi hanno fregato. Quindi vorrei un governo del Paese diverso, che valorizzasse i giovani, dando loro sicurezza nel lavoro e retribuzioni più elevate.

Vorrei che il sindacato tornasse a fare il Sindacato. Si occupasse di salario, di orario, di condizione del lavoro, di previdenza, di sanità, di scuola. Un sindacato della rappresentanza che traesse la linfa vitale dagli iscritti e non dai servizi resi per conto delle inefficienze dello Stato. Vorrei un sindacato che tornasse a cercare i lavoratori davanti e nei luoghi di lavoro. Anche dove non ha iscritti. Vorrei un sindacato veramente di tutti.

Auspico che il PD trovi pace. Dopo i molti errori commessi nel passato e le ubriacature degli ultimi anni, sarebbe bello diventasse fino in fondo il partito del lavoro e dell’uguaglianza. E che unisse veramente, il fronte composito della sinistra e del cattolicesimo popolare progressista. Sapendo che la politica è l’arte del possibile, non cercando quindi scorciatoie che alla fine si mostrerebbero inconcludenti e deleterie.

Infine vorrei che i miei concittadini trovassero pace con la loro Piazza. L’altra mattina, una battuta – benevola – fatta ad un esercente ha suscitato in lui (lei) una ira inenarrabile. Ai miei occhi non giustificata. Ci sono rimasto molto male. Ho la fortuna di girare parecchio e posso dire che il paese in cui abito è forse l’ultimo che in Europa si rifà la piazza. Vogliamo dire che non era ancora l’ora?

Potrebbe perfino accadere che le nuove “piazze” di Castel Bolognese, dal budello creato con la ricostruzione del dopo guerra, diventassero belle, accoglienti e che valorizzassero l’intero centro storico (quello entro le mura). Dovrebbe questo dispiacere ai cittadini castellani, la cui città è appena stata insignita del titolo di città d’arte? Penso e spero di no.

Certo, le nuove “piazze” spingeranno verso il rinnovamento di quello che gli sta attorno. Dai laboratori artigianali, alle botteghe ai palazzi. La nostra, che è una comunità ricca di idee e di risorse, dovrà porsi questo problema. Sono convinto lo farà e che, di pari passo, saprà porsi l’obbiettivo di liberare il “centro” da buona parte delle tante auto che al momento lo stringono d’assedio. Per migliorare la qualità della vita di tutti.

E per ultimo, vorrei calare 6-7 chili di peso perchè Lucio mi accompagnasse a risalire la via ferrata della Punta Anna, nelle Tofane.