Visita a Castel Bolognese, città d’arte

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La via Crucis

Sabato scorso, a Castel Bolognese, abbiamo promosso una visita guidata al Museo all’aperto dedicato alle opere dello scultore e ceramista Angelo Biancini.

L’artista castellano è stato uno dei maggiori interpreti di quelle discipline del ‘900, con opere esposte in diversi paesi europei, in tantissime città italiane, in San Pietro, nella Basilica di Nazareth. Parliamo quindi di un personaggio di primo piano a livello nazionale e che ha dato lustro alla cittadina dove è nato, vissuto per tanti anni e dove è morto. Nella colonna a fianco della home page del sito, potete vedere un panorama completo della sua persona.

Castel Bolognese, da poco riconosciuta città d’arte, si onora della custodia e della messa in mostra di decine di opere che lo scultore stesso e i suoi familiari gli hanno donato. Alla visita di sabato ci guidato una signora esperta e molto brava. Naturalmente ero presente ed ho pensato di interpretare il mio peregrinare come fossi un turista arrivato a Castel Bolognese per visitare una città d’arte.

Ho tratto le impressioni che descriverò brevemente con l’intento esclusivo di valorizzare la città in cui vivo da tantissimi anni. Quindi, anche quelle che possono apparire come critiche, vanno intese in quel senso.

Siamo partiti dalla visita al Figliol prodigo, alla porta est di Castello. Opera molto bella, sovrastata però in tutti i sensi dal rumore assordante del traffico della via Emilia. E qui c’è poco da fare, se non augurarsi che quanto prima l’agognata variante devii il traffico pesante e a lunga percorrenza fuori città.

Proseguendo per il bel vialetto alberato di via Umberto I, si ha modo di apprezzare le vecchie mura della città e una torre. Si arriva fino alla alla porta nord dove, la Pastora e la Mondina, facendo bella mostra di loro, ci ricordano il faticoso lavoro delle donne di un tempo.

Risalita via Costa, siamo entrati in San Francesco. Don Marco aveva provveduto ad illuminarla e di questo lo ringraziamo. La chiesa contiene diverse opere dello scultore, ma ciò che attrae veramente è la sua maestosità. A pianta ottagonale con una enorme cupola – punto di maggiore altezza 28 metri – la chiesa ci ricorda il Pantheon di Roma e testimonia l’essere stata progettata da un architetto romano, evidentemente influenzato dalla possente vestigia dell’Urbe. La sua architettura e le opere che contiene, fra le quali un pregevole reliquiario in oro, fa di questa chiesa una delle maggiori attrazioni -per molti da scoprire – di Castel Bolognese.

La visita è poi proseguita verso le vetrine di due banche che mostrano importanti opere di Biancini: la MPS e la BCC. In entrambe, le belle opere esposte vanno scrutate, direi quasi immaginate, stante il fatto che non sono adeguatamente illuminate.

Ci siamo poi recati nel parco davanti all’ex ospedale per ammirare il monumento dedicato all’anarchico Armando Borghi “Un galantuomo che ha onorato l’Italia” come recita l’epigrafe che lo immortala. Il monumento, sia la sua parte architettonica in cemento che i pannelli in bronzo, è opera dello scultore e rappresenta una delle opere più belle che Biancini abbia lasciato alla sua città. Sarebbe bene e giusto, per valorizzare entrambi, che quel parco fosse intitolato ad Armando Borghi.

Abbiamo poi proseguito verso la corte del palazzo del Comune. All’entrata, dall’arco di piazzetta Borghi, in una apposita vetrina, sono collocate tre pregevoli opere dello scultore: sono i busti in bronzo di tre papi del Novecento. Abbiamo potuto scorgerli, accendendo una pila. Anche queste opere sono tenute al buio, pur se collocate in un locale del Comune, appositamente attrezzato per mostrarle al pubblico.

Devo dire che anche la corte ha i suoi problemi. La fontana che sostiene i Derelitti (opera dello stesso Biancini) è senz’acqua e questo ha poche spiegazioni plausibili e conosciute. Con l’aggravante che fa chiedersi a tanti cittadini perchè se ne costruisca un’altra in Piazza, se non si fa funzionare nemmeno quella. Entrando nella corte colpisce poi per la sua inadeguatezza il grande mantello di plastica sospeso, utile nelle giornate delle sagre, ma inutile e dannoso in tutto l’altro tempo. Anche per il danno che comporta ai manufatti grazie al particolare micro clima che crea. Se si aggiunge il fatto che sotto l’arco di ingresso alla corte sono perennemente stipati pali e teloni, si ha netta la sensazione di inadeguatezza delle strutture comunali che hanno il compito di garantire il decoro della città.

La visita è poi proseguita alla chiesa di San Petronio per vedere opere, purtroppo collocate in situazioni assai anguste, dove anche qui serve la pila per scorgerle. Proseguendo, si è arrivati alla Madre in attesa e alle Pecore dove, purtroppo, si è dovuto fare più attenzione al traffico veicolare che alla meditazione sulle opere.

Una breve visita alla prima stazione della via Crucis, verso il Cimitero, per ammirare l’abbrivio di un’opera di grande pregio donata dall’artista all’allora sindaco Franco Gaglio e da questi offerta alla città, ed ecco che siamo arrivati alla fine del percorso programmato.

Concludo con alcune annotazioni che pongo in relazione al fatto che siamo “città d’arte”, da intendersi come il disinteressato contributo di un cittadino alla città dove vive.

A Castel Bolognese ci sono tante belle cose da vedere. Bisogna riflettere e decidere come organizzarle. Ma chi fa cosa? Penso che l’Amministrazione comunale e la Pro Loco dovranno avere il ruolo maggiore.

Passeggiare lungo i viali che delimitano il centro storico è un piacere. Con l’ottima pista ciclabile della Filippina si completa il perimetro. Peccato non si sia avuto il coraggio di mettere anche una fila di alberi.

La sensazione che ho provato è stata quella di un centro storico troppo soffocato dalle auto parcheggiate. Una città che voglia attrarre anche piccole quote di turismo deve affrontare questo tema.

Quello che si vuole offrire alla visione dei turisti deve essere valorizzato. Occorre adeguata illuminazione, spazi minimi disponibili in fregio alle opere, una segnaletica consona.