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Il Landini a testa calda che traina il carro romagnolo con la castellata del vino

Il venerdì della Sagra di Pentecoste per Castel Bolognese è stata  davvero una bella giornata. Desta ammirazione e fa discutere il successo di una giornata che parte con la messa in vetrina della tradizone contadina e finisce con la piazza piena di giovani in festa. Si parte come di consueto sul far della sera con la sfilata dei carri delle parrocchie, dei vecchi trattori, dei mestieri di una volta, dei figuranti in costume tradizionale agghindati dei colori della nostra bella Romagna. Poi la banda, gli sciucaren, un magnifico paio di buoi da tiro. Tanti fiori e belle romagole col sorriso sulle labbra, l’amore e l’amicia nel cuore. La mimica dei vecchi mestieri con gesti solenni, affascinanti, ormai dimenticati che ci parlano della dura vita dei contadini e degli operai di un tempo passato. Mano a mano la città si stringe attorno a questo solenne corteo che gira le vie del paese, omaggiando con doni i cittadini, senza dimenticare gli anziani meno fortunati della Casa di Riposo. Un giro, due giri poi i carri con le castellate del vino prendono posto in piazza. Inizia la mescita dei vini, quelli delle nostre campagne.

Lentamente avviene una simbiosi; il pubblico cambia, diventa più giovane, la serata cresce di tono. Si parla e si discute, si mangia e si beve, si scherza e ci si rattrista. Aumenta l’ardore e si consuma una sorta di rito collettivo. I protagonisti diventano i giovani con i loro contrastanti sentimenti e il loro modo di stare in questo mondo, oggi.

Dalle retrovie le persone meno giovani guardano. Molte di loro temono che accada qualcosa di grave, di sconvolgente, di brutto. Dimenticando, o non riflettendo abbastanza sul fatto che, loro, hanno organizzato questa serata e che in piazza ci sono i propri figli e nipoti. Ma nulla di male e di strano. E’ il richiamo dell’eterno dilemma fra conservazione e progresso, fra tradizione e innovazione. La paura del nuovo, della messa in discussione delle certezze consolidate, ma anche il bisogno di non fermarsi, di guardare avanti. E questo fa la grandezza della nostra gente. Alla fine la piazza resta interamente dei giovani, la gestiscono senza gestirla… e nulla di male accade.

La piazza è stata allietata da Radio RCB, la radio locale. L’unica che resiste in Romagna. Nello stesso giorno in cui il lavoratori della Radio hanno vinto la loro sfida, acquistandola, impedendo in tal modo che venisse inglobata in un giro più grande e quindi di fatto sparire come esperienza ed azienda del territorio. Ha vinto sopratutto il buon senso, sostenuto da tante buone ragioni. In molti abbiamo sostenuto le ragioni di Radio RCB; la Cgil, le istituzioni e, suppungo, aziende, banche e tante, tante persone. Questa è la seconda bella, veramente bella, notizia della giornata di ieri.