Un assassino fra di noi

Caro Domenico, mia mamma sta morendo con un tumore da amianto, un mesotelioma. Ha sempre vissuto a Brisighella, nel verde, non ha mai visto una fabbrica …”. Così posta una signora nella mia pagina di Facebook e in calce ad un articolo nel quale parlavo di amianto. L’occasione era lo stanziamento di dieci milioni da parte della Regione in favore delle piccole e medie aziende per sostituire l’eternit dai tetti delle fabbriche. Nell’articolo facevo presente la necessità di fare qualcosa per liberare il territorio da questo tremendo assassino. Quanto riportato nel post testimonia drammaticamente, a chi non ne fosse ancora convinto, che il tumore da amianto può colpire chiunque. Nessuno può sentirsi immune dal pericolo.

Molti siti industriali di Castel Bolognese sono ricoperti da decenni di eternit, il famoso cemento-amianto. Sarebbe importante che le aziende si ponessero il problema e decidessero di affrontarlo, proponendosi per acquisire i finanziamenti disponibili, prima che diventi per loro un problema non più rinviabile e caso mai, per i costi, esclusivamente in capo a loro. Occorrerebbe informare bene le aziende circa la portata del problema. Casomai porle anche di fronte alle proprie responsabilità ed esercitare una discreta ma ferma persuasione morale. Contemporaneamente sarebbe necessario rilanciare peridicamente e con continuità il problema della dismissione delle piccole partite di amianto presenti in tante abitazioni. Dove già esiste un regolamento del comune e un accordo con Hera per lo smaltimento. Insomma, il problema amianto è molto ampio, le difficoltà, a partire dai costi della dismissione, sono di assoluto rilievo, ma la possibilità di operare esiste. Bisogna crederci.

Concludo questo nuovo appello, affermando che il problema dell’amianto è anzitutto un problema di ordine sanitario, che riguarda la salute delle persone. E’ da quel versante che sarebbe opportuno arrivassero risposte e proposte.