Sessantadue, compiuti

Quando si compiono gli anni, può capitare di fare un breve esame di coscienza. Può capitare di ripercorrere la propria vita e soffermarsi sulle cose fatte. Sui risultati ottenuti. Così mi vengono alla mente gli oltre duecento accordi sindacali realizzati nelle aziende del faentino; il grande impegno messo nell’ottimizzare il lavoro del Patronato Inca nella provincia di Ravenna, con risultati concreti per i lavoratori, i pensionati e per la Cgil che solo conoscendo bene i meccanismi, quindi dall’interno, si possono valutare nella loro effettiva portata; le tante cose che ho potuto contribuire a realizzare per la mia città nel corso della mia esperienza di assessore, certo pestando qualche cacca, ma per non avere voluto deflettere dai principi verso cui mi sono sempre orientato.

Con tutta onestà debbo dire che questi risultati ho potuto ottenerli anche, e sopratutto, nel caso dell’esperienza all’Inca, grazie a tanti validi collaboratori che ho avuto la fortuna di avere vicino.

Può anche capitare di guardarsi attorno e di vedere tanti altri coetanei e chiederti come passano loro la giornata. Io coltivo un orto, bello, grande, con tanti alberi da frutto. Mi dedico ad alcune attività di volontariato. Gestisco un sito che assolve nel mio caso alla funzione di mantenere i legami con il mondo che, con la pensione, ho perso. E i miei coetanei che fanno? Più o meno le stesse cose. Chi con soddisfazione, chi con una punta di ansia. C’è anche chi non fa nulla: oziando, aspetta.

In sostanza credo che la maggior parte di noi sessantenni sia soddisfatta, con qualche dubbio. Abbiamo lavorato e studiato, studiato e lavorato per produrre beni e servizi. La ricchezza del paese. Le nostre capacità sono cresciute, si sono affinate fino a diventare risorse. Poi, improvvisamente tutto è cessato, non come portato naturale della biologia umana, ma perchè una legge o qualcuno a detto basta. Devi andarti a casa. Troncare tutto, con la conseguenza di perdere in poco tempo il patrimonio di conoscenze e di capacità che avevi acquisito.

Ti guardi attorno e vedi un paese che annaspa e regredisce quando invece dovrebbe scattare in avanti, mobilitare tutte le risorse disponibili, promuovere un grande sforzo collettivo. Allora ti chiedi se sia giusto, se sia giusto che un paese in difficoltà come il nostro possa permettersi di tenere nel limbo i sessantenni.