Viaggio nel Parco della Maiella

Sarà per un’altra volta. Nebbia, nuvole e pioggia non ce l’hanno fatta vedere, La Maiella. Abbiamo solo intravisto scorci di grande effetto. Bellissime valli, vasti prati punteggiati qua e la di lussureggiante vegetazione, forre e declivi, grandi faggete. E poco altro. Abbiamo però visto tante altre cose: belle e meno belle, che potranno interessare chi volesse ripercorrere il viaggio, o parte di esso.

Loreto Aprutino – Panorama

La sera del 23 aprile sostiamo nell’ottimo agriturismo La Speca a Martinsicuro. Al mattino (24 aprile), riforniti di verdura e frutta partiamo per Loreto Aprutino. Lo scorgiamo abbarbicato su di un colle (250 m) in una zona agricola cosparsa di tantissimi ulivi. Castello e Chiesa principale si distinguono al centro di un borgo medioevale molto ben conservato. E’ sviluppata la coltura dell’ulivo con diversi frantoi e aziende che vendono il loro prodotto. Uscendo dal paese rimaniamo stupiti dalle tante offerte di vendita di porzioni di oliveti, per costruire abitazioni. Parlando di ciò nel comitato elettorale del Pd di Penne, un gentile signore ci spiega che le amministrazioni – nella zona sono storicamente di sinistra – fanno quella scelta per favorire il reddito dei piccoli proprietari agricoli in difficoltà. Faccio notare che così distruggono le uniche risorse di cui dispongono: le attività agricole e l’ambiente. Mi da ragione, esprimendo generiche difficoltà a capire, in generale da parte di chi amministra, il senso di una politica ambientale motore di sviluppo.

Penne – Porta San Francesco

Giungiamo a Penne poco prima di mezzogiorno e subito ci troviamo in mezzo al caos del grande mercato cittadino. Di area camper nemmeno a parlarne (come a Loreto Aprutino). Un vigile ci indica il piano alto del parcheggio sopra elevato, dove possiamo restare anche la notte. A mercato ormai stanco, rileviamo il posto di un camper in partenza. Penne ha origini antichissime. E’ stata importante sede vescovile, prodromo di una lunga fase di ricchezza resa evidente da chiese e palazzi di pregio. Tutto il centro storico è costruito in mattone, compreso diverse strade. Questo aspetto conferisce alla città un aspetto molto gradevole. E’ in corso un grande battage politico per l’elezione del nuovo sindaco. Resto stupito dalle tante candidature in lizza, per un comune di 8.000 elettori, ben cinque. Penne può ben definirsi una Città d’arte, con qualche contraddizione però circa la sua fruibilità. Appena tolto il mercato le vie e le piazze del borgo sono state completamente invase dalle auto. In qualche caso per lasciare loro il passo occorre ritrarsi sotto gli stipiti delle porte delle case. Anche su questo punto il mio interlocutore ha fatto riferimento ad una certa mancanza di coraggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

Caramanico Terme

Caramanico Terme (25 aprile) è uno dei centri di maggior rilievo del Parco della Maiella (613 m). La sosta è consentita ai camper in un grande parcheggio all’ingresso del centro stoico. Città termale e turistica, sorge su di un crinale che sale dal basso verso l’alto della montagna. Si tatta di un antico borgo, di origine longobarda, a mio parere ben conservato e ristrutturato. Da quì si dipanano i sentieri verso le vette dei monti della Maiella, quelli che percorrono le enormi, profonde gole come quella dell’Orfento. Sentieri e percorsi che purtroppo abbiamo solo potuto immaginare per la nebbia, le nuvole e la pioggia che ci ha coinvolto. La cittadina ospita belle chiesi monumentali, palazzi di pregio e antiche abitazioni ben conservate, con caratteristici portali risalenti all’800. Diversi negozi fanno sfoggio dei prodotti di quelle terre, fra i quali abbiamo potuto gustare un ottimo pecorino semistagionato di Capracotta.

Roccacaramanico – Museo etnografico

La mattina del 26 partiamo verso il passo San Leonardo (1282 m). Decidiamo di visitare Roccacaramanico che ci hanno spiegato essere un borgo ben ristrutturato e che sappiamo essere famoso per le poderose nevicate: 10 metri nel ’29, ma anche tre metri in un sol giorno nel ’61. La strada non è agevole. Siamo ancora sommersi da un’antipatica nebbia piovigginosa che ci toglie il gusto della scoperta. Il piccolo borgo è in effetti ristrutturato ad uso prevalente di seconda abitazione. Ci incoriusisce il Museo Etnografico. Entriamo e subito incontriamo una persona dedita alle pulizie. Ci dice essere l’unica figura del museo e come tale costretto a svolgere tutte le mansioni: da direttore ad addetto alle pulizie. Il Museo è ben curato e molto ricco di oggetti.

Campo di Giove – Antica abitazione

Passiamo il passo San Leonardo in mezzo ad una ricca faggeta, ma avvolti dalla nebbia. Scendiamo a Campo di Giove (1064 m), oggi rinomata località sciistica. Siamo nella Valle Peligna. Il paese sorge come borgo fortificato con in cima il castello. Poche tracce del castello, ma si può ammirare un bel nucleo di case dell’antico borgo medioevale.  In genere seconde case ristrutturate da amanti del genere, con risultati alterni. Quello che mi ha sorpreso è il clima particolare che si respira entrando in alcune viuzze del vecchio borgo. I vicoli stretti, i corridoi, i porticati nel corpo delle abitazioni, le porte basse, i locali angusti, il colore affumicato delle facciate delle case rimasto in qualche caso quello dei secoli scorsi, riportano il visitatore in un altro tempo. Pare d’essere dentro le scene di un film. Di particolare interesse Casa Quaranta, oggi sede di un museo cittadino. Abbiamo avuto il piacere di incontrare una gentile signora che, appassionata di storia antica e attenta alla conservazione della memoria, ci ha piacevolmente intrattenuto nella spiegazione dei significati architettonici e culturali di quelle vecchie abitazioni. Ci ha mostrato, con giusto orgoglio, la casa risanata dalla sua famiglia, mantenendo integri tutti gli aspetti del passato. Compreso l’arredamento e le suppellettili dei vari ambienti. E’ stato un bell’effetto vedere una famiglia moderna, vivere nell’ambiente di un tempo andato.

Località Campo di Fiume – Sorgenti Aventino

Dal Valico della Forchetta (1270 m) a Lama dei Peligni si percorre una strada turisticamente molto bella, in mezzo al verde dei prati e dei boschi. Prima della stazione di Palena, sulla destra, la grande piana chiamata Quarto di Santa Chiara. Nella stagione invernale è un grande lago che raccoglie le acque della catena montuosa circostante; in primavera il lago scompare, drenato dal fondo carsico. Si formano così fiumi sotterranei che compaiono qualche km più avanti il località Campo di Fiume e dando origine alle bellissime sorgenti del fiume Aventino, visitabili comodamente. In quella zona le pendici della montagna sono caratterizzate dalla viste di rocce affioranti che formano il Geosito di Capo di Fiume. Il sito è protetto e una serie di tavole spiegano l’origine delle tante sedimentazioni presenti.

A Lama dei Peligni ci fermiamo giusto il tempo di visitare il Museo natulastico e archeologico, con l’appendice esterna di un grande giardino bootanico. Il museo è stato concepito in modo moderno. Il visitatore non guarda solo, ma ha la possibilità di interagire con le varie informazioni. Il giardino bootanico è un pò incasinato. Insomma, si ha la sensazione della messa in campo di un grande sforzo iniziale, ma di difficoltà a tenere altro il tono dell’iniziativa.

Guardiagrele – Chiesa di S. Maria Maggiore

Giungiamo a  Guardiagrele (575 m)che è ormai buio. Qui troviamo la prima area camper del viaggio, 5 posti dedicati in un parcheggio auto, acqua non agibile e scarico otturato. Al mattino (27) visitiamo rapidamente il borgo che si allunga sopra un promontorio collegato alla Maiella. Palazzi e chiese importanti, una via centrale con le attività commerciali tradizionali, diverse attività artigianali dove spicca la lavorazione del ferro battuto. Interessante il chiostro comunale. E’ il terzo giorno di nebbia e pioggia, voltiamo le spalle alla Maiella senza avere potuto ammirare nemmeno una delle tante vette che la compongono.

Arriviamo a Lanciano (283 m)verso mezzogiorno, giusto il tempo per assistere all’ultimo atto dei riti della Passione e della Morte che caratterizzano le celebrazioni

Lanciano

della settimana Santa. Le varie Confraternite escono dalla chiesa principale per tornare alle loro  sedi abituali. Anche un occhio profano può cogliere il senso di vera devozione dei figuranti. Questo aspetto fa pensare a quanto sarebbe importante se la Chiesa si esprimesse con maggior vigore sulle nefandezze del nostro tempo, nel nostro Paese. Naturalmente il Sindaco, scortato dai suoi corazzieri, è in posizione strategica nel corteo. Capisco, si vota. Lanciano dà l’idea di un paese a vocazione turistica… ma con pochi turisti. Ha origini molto antiche, è sorta in una zona di traffici, ha goduto di periodi di grande splendore. Tutto ciò è rintracciabile anche da uno sguardo molto sommario. Se però penso al fatto che ho potuto parcheggiare con il camper solo a diversi km dal centro cittadino e all’invasione dei mezzi motorizzati in un centro storico così particolare e bello, posso anche intuire l’esistenza di problemi seri per il turismo.

Verso sera arriviamo a Fossacesia marina. L’area camper dista qualche km dal centro della marina, in una zona totalmente deserta. Anche la marina è deserta, ma tutti i parcheggi sono vietati ai camper. Davvero strano. Possibile che esistano amministrazioni che ostacolano la presenza delle famiglie con il camper, anche quando la “stagione” è spenta e queste sarebbero gli unici turisti presenti? Parcheggiamo in “centro”, dopo che alcuni cittadini, credo unicamente con la logica del buon senso, ci hanno detto che possiamo stare. A Fossacesia hanno arretrato la ferrovia. Immaginiamo che l’antica sede sia percorribile in bike. Chiediamo alla Pro Loco (ufficio tenuto aperto da bravi volontari). Ci dicono che non si può perchè ci sono ancora i sassi dei vecchi binari. Restiamo abbastanza stupiti; pensiamo allora di percorrerla a piedi. Dopo poche centinaia di metri vediamo innanzi un’auto con i fari abbaglianti accesi (sono le cinque del pomeriggio). Crediamo di capire che non è gradito che noi si vada oltre. Ci ritiriamo nel camper, che nel frattempo ha calamitato altre due famiglie, e al mattino andiamo via subito.

Il primo paese che incontriamo (28 aprile) è San Vito chietino. All’ingresso del paese, sul mare, un grande parcheggio, totalmente vuoto. Ci affacciamo e subito notiamo il divieto per i camper. Siamo increduli. Parcheggiamo dove possiamo e andiamo a fare la spesa. Chiediamo spiegazioni all’esercente. Si dichiara dispiaciuto e mortificato per quell’assurdo attegiamento dell’Amministrazione comunale. Ci conferma che, se ci fermiamo in quel parcheggio, anche se totalmente vuoto, i vigili ci allontaneranno. Cosa volete dire: anche questo è l’Italia oggi.

Senigallia

Allora via anche da San Vito. Puntiamo su Senigallia per visitarne il centro storico. Ancora difficoltà di parcheggio per il camper. Non avevo ricordi e la sorpresa è stata grande. Il centro storico è molto bello, ben curato e valorizzato. Visitarlo, anche senza approfondire, è un piacere. L’area pedonale o a traffico limitato è vastissima e questo rende la città veramente accogliente: una delle più belle della costa delle Marche e non solo.

Verso sera siamo a Fano, finalmente una città ospitale anche per i camper. Solita area, da Mauro, a Sassonia, in riva al mare. Andiamo spesso a Fano, per l’ospitalità, per il mare e per il pesce fresco che si può acquistare in una fornitissima pescheria o direttamente al mattino dai piccoli pescatori al porto. Due le novità. La pista ciclabile fino a Pesaro e la nuova struttura di Pesce Azzurro, il famoso ristorante self-service. La mano di architetti l’ha disegnata ad onda marina. Aprirà alla fine di maggio, novecento posti a sedere e una statuaria acciuga di due metri e mezzo all’ingresso. A chi percorrerà la pista ciclabile dico che quando arriva al confine del comune di Fano cessa. Però è sufficiente continuare qualche decina di metri, passare sotto i binari che

Pesaro – Pista ciclabile lato Fano

subito si incontra quella che proviene da Pesaro. Il problema è che sia da Fano che da Pesaro, nessuno ha pensato di indicare che la pista continua. Evidentemente le amministrazioni non si sono parlate, un altro esempio dei problemi della nostra bell’Italia.

Dopo una bella giornata di sole (29 aprile) a Fano, il sabato torniamo a casa con gli interrogativi di sempre, quando rientriamo da viaggi in Italia. Anzi, alcuni di questi in crescita. Li riassumo così.

L’Italia non sfrutta le sue materie prime fondamentali: la storia, il paesaggio, la cultura. L’idea che si ricava in relazione a questi aspetti è quella di un paese totalmente fermo, ripiegato su stesso, unicamente intento a raccogliere gli ultimi spiccioli.

L’unico settore in sviluppo è quello delle seconde case al prezzo però della distruzione del territorio. Percorrendo l’Adriatica le parti pianeggianti dal lato mare sono completamente invase da abitazioni per centinaia e centinaia di chilometri, fino a contatto con l’acqua. Non esistono aggettivi per definire questa situazione. E come se ciò non bastasse, ora si costruisce massivamente nelle colline prospicienti, con vista mare.

In genere gli antichi borghi medioevali, mi riferisco a quelli visitati in Abruzzo, con il loro reticolo di stradine dove al massimo poteva passare il carretto tirato dall’asino, sono letteralmente invasi dalle auto. Affogati dalle auto.

In prevalenza non è sviluppata l’ospitalità per i camper e quindi per una forma di turismo, in grande sviluppo, che al territorio solo dà, senza nulla togliere o lasciare. Un altro segno di scarsa lungimiranza.