Bisogna votare

Credo che, in generale, ma particolarmente in questa tornata elettorale, la cosa più importante sia andare a votare. La vicenda politica di questi anni dimostra quanto sia difficile, ammesso sia giusto, cambiare il risultato del voto. La vicenda di Fini è emblematica. In questi anni tutti coloro che si sono indignati per l’inadeguatezza di Berlusconi, oggi e domani, con il voto, hanno il modo di tradurre la propria indignazione in un fatto concreto. Dopo è tardi.

Berlusconi ha trasformato un voto amministrativo in voto politico. E’ l’ennesimo errore di questa incredibile persona, ormai avviata lungo il viale del tramonto. Tiene su un governo rabbrecciato, con i voti decisivi di qualche deputato dell’altra parte e con l’importante sostegno politico degli estremisti fascisti. Anche la Lega si svena, dona del suo sangue, per puntellare questa persona oramai indifendibile e impresentabile agli occhi di tanti.

Ci sono tante buone ragioni per non votare Berlusconi. Innanzitutto perchè è inaffidabile. Promette, spesso a vanvera, sapendo di non potere mantenere. Aveva promesso col suo contratto di creare milioni di posti di lavoro e di calare le tasse. Dopo otto anni di suo governo abbiamo il più alto tasso europeo di disoccupazione giovanile (29%) e l’economia bloccata (+ 1% del Pil su base annua, contro il 5% della Germania e una media europea del 2,5%). La pressione fiscale è ancora aumentata, nonostante fossimo già a livelli proibitivi. In secondo luogo è inaffidabile perchè si è mostrato culturalmente indatto a rispettare le regole del gioco democratico. E’ un populista, non un democratico. Non ha rispetto per i poteri dello Stato e per la Cosituzione. Il suo ego smisurato tende a porlo al di fuori e al di sopra di tutto. Assume in se uno spaventoso conflitto di interessi. Mischia pesantemente i suoi problemi personali, innanzitutto verso la giustizia, con il funzionamento del Parlamento e con gli interessi del Paese. In terzo luogo è inaffidabile perchè è una persona moralmente discutibile.

Il mio cuore batte a sinistra. Voterò per il PD, sperando abbia un buon successo. Tale da impedire che martedì si riapra la disputa sulla verifica e sulla leaderschip, andando finalmente verso un grande partito normale, democratico e di massa. Un partito che fa il congresso e che, per mezzo delle primarie, sceglie il propio leader, che diventa anche il candidato ad assumere la guida del governo. Salvo naturalmente le varianti che possono derivare dai rapporti nella coalizione. Poi, se vince governa, se perde va a casa.