Mi ricordo Angelo Biancini

Biancini - Madre in attesa

Ancora prima di conoscerlo di persona, ho sentito parlare di Angelo Biancini da parte di Mario Marabini, il segretario della Camera del Lavoro di Faenza degli anni sessanta-settanta. Ne parlava bene, riferiva storie e coloriti aneddoti, alla romagnola. Lo chiamava Anzulè, lo ammirava come persona e come artista.

Ho conosciuto Biancini nei primi anni ottanta. Lo vedevo come una figura eccentrica, con i suoi baffoni bruciati dal sigaro, perennemente fra le labbra; con i suoi cappelloni ed il suo particolare gusto nel vestire. Suscitava in me ammirazione e curiosità. Quando lo vidi, un pomeriggio, fare l’autostop davanti al distributore dell’Agip vicino al mulino, mi fermai. Chiedeva un passaggio per recarsi all’Istituto Ceramico d’Arte di Faenza, dove aveva insegnato e dove produceva ancora le sue opere.

Biancini - Monumento Armando Borghi

Da quel giorno la scena si ripetè spesso. Mi parlava, sempre in dialetto, del Papa, di Gerusalemme, del Vaticano dove sembrava di casa. Ma anche dei dirigenti del P.C.I. e della Cgil. Ricordo che si rammaricò della morte di Sergio Cavina, segretario regionale del P.C.I., poi presidente della Regione. Collegò l’infarto che ebbe sul lavoro, al Consiglio regionale, al fatto che aveva il collo corto. Ammirava la Maria Bassi, l’indomita sindacalista della Cgil ravennate. Parlava con tono familiare di Mario Marabini. Un giorno mi feci coraggio e gli chiesi se mi vendeva una ceramica. Mi condusse al laboratorio, dove mi propose una Resurrezione (credo), che acquistai per duecento mila lire.

Oggi Castel Bolognese celebra il centenario della sua nascita, con alcune importanti iniziative.

Biancini - Il montone

Mi chiedo se corrispondono pienamente alla portata della figura. Penso si sia trattato di una delle persone di maggior rilievo della storia di Castel Bolognese. I tempi sono difficili, ma sognare costa nulla. Credo che prima o poi questa città debba approfondire la ricerca sul valore artistico delle sue opere e porsi, perchè no? l’obiettivo di riunire le sue opere in un Museo pubblico a lui dedicato. Si tratta pur sempre di uno dei maggiori artisti italiani della scultura e dell’arte ceramica del ‘novecento.