Il caso Galeotti

Il lungo tempo trascorso nella Cgil, in particolare alla Camera del Lavoro di Faenza, mi stimola ad intervenire sul caso Galeotti, una persona che stimo. Il coordinatore della Cgil nel faentino viene sollevato dall’incarico perchè, si dice, il suo modo di interpretare il sindacato e il rapporto con i lavoratori, particolarmente nella complessa vicenda dell’ex-Omsa, ora Golden lady, non piaccia ai suoi dirigenti. Ragione per la quale si è rotto il rapporto di fiducia.

Senza volere esprimere giudizi che non mi competono, credo che bisognerebbe riflettere con attenzione almeno su tre questioni.

1. Fin dalla sua nascita, nel lontano fine ‘800, la Camera del Lavoro di Faenza si è caratterizzata per la sua autonomia da Ravenna. Sia che fosse sostenuta da ragioni statutarie, come prima del fascismo e nel corso degli anni ottanta, sia che non lo fosse, come negli anni del dopoguerra. Molti ricorderanno la forte caratterizzazione impressa da Mario Marabini alla Camera del Lavoro di Faenza negli anni sessanta, in un’epoca in cui statutariamente la Camera Confederale del Lavoro era provinciale. Senza che i dirigenti provinciali se ne dolessero. Penso che il faentino Galeotti sia erede di quella tradizione storica. Nel qual caso il problema dovrebbe stare in una normale dialettica sindcale.

2. L’Omsa è stata parte integrante dell’esperienza storica del sindacato faentino, in particolare della Cgil. Ma ancor più. Spesso le ragioni delle lavoratrici dell’Omsa, sono diventate le ragioni di tutta la città, la quale nei momenti cruciali si è stretta attorno a loro. Le storiche lotte combattute all’Omsa per il lavoro, contro le discriminazioni, per maggiori diritti hanno segnato la vita di intere classi dirigenti di sindacalisti, di attivisti e, direi, anche della sinistra socialista e popolare del faentino. Non sfugga il fatto che dopo la grande lotta per il lavoro e per respingere i licenziamenti di massa dei primi anni settanta, lotta che coinvolse tutta la città, fino allo storico sciopero generale dei ventimila faentini in piazza del Popolo, lo sbocco politico fu l’ascesa della sinistra al governo della città con Veniero Lombardi. Certamente le mille lavoratrici coinvolte in questa storia, l’hanno raccontata prima ai figli, poi ai nipoti. Questo dato quindi è rimasto nella storia di Faenza e questo Galeotti, da buon sindacalista, ha dimostrato di averlo capito. Non mi sembra un peccato.

3. Idilio Galeotti è un sindacalista che si può definire abbastanza atipico. Affianca all’espressione di una forte vicinanza ai lavoratori e ad un acceso spirito battagliero, la passione per l’arte e per la cultura. Dipinge quadri, realizza sculture, promuove mostre, scrive libri. Ha passione per la natura, valorizza il bello. Si muove con facilità nel moderno mondo dell’informazione, internet e televisione, ne usa con dovizia gli strumenti. Proviene da un’esperienza di direzione sindacale, prima regionale, poi nazionale, che sicuramente gli ha aperto orrizzonti nuovi. Forse tutto questo non è ancora ben compreso in una realtà politica e sindacale abbastanza complessa come quella ravennate.