Il Monte Battaglia

Casola Valsenio – Vecchi filari di viti

Da giorni siamo oberati dalla nebbia. C’è chi pensa che abbia il suo fascino; concordo, ma non vorrei innamorarmene. Allora ieri abbiamo fatto due passi verso sud, fino a Prugno, sopra Casola Valsenio, ed abbiamo trovato il sole. Un sole splendido. Zaino in spalla e scarponi ai piedi, ci siamo incamminati verso il Monte Battaglia (2,5 chilometri dal passo), pensando di tornare al punto di partenza da uno stradello sottostante.

Giunti in cima al monte, sotto la torre, ci siamo guardati attorno. Verso l’Appennino, la bellezza del dolce paesaggio invernale delle nostre colline, sullo sfondo il Cimone innevato. Verso nord il mare di nebbia, scura, che sotto si spingeva nelle valli. Sopra questa coltre angosciosa, i pinnacoli della vena del Gesso e, in lontananza, le vette alpine innevate. Un paesaggio di fronte al quale ci si sente bene; in pace con se stessi, con gli altri, con la natura.

Dopo la beatitudine del paesaggio, il pensiero è corso alla storia di quel luogo. All’aspra battaglia del fine guerra (1944) ingaggiata dai partigiani e dagli alleati anglo-americani, contro gli invasori tedeschi. Oggi quel luogo è diventato un simbolo di pacificazione delle parti allora in conflitto. I simboli, le epigrafi che che segnano quella porzione di territorio rappresentano un monito contro la guerra e la speranza di un mondo di pace e di fratellanza. Bisogna dare atto ai casolani del loro grande impegno per avere fatto del Monte Battaglia un significativo museo del ricordo, della pacificazione, ma anche un forte elemento identitatario della loro comunità.

Abbiamo ripreso il cammino. Appena scesi poche decine di metri verso sud, verso Valmaggiore, si gira a sinistra lungo lo stradello che sale da San Rufillo. Dopo circa un chilometro, percorso fra prati e castagni in sonno, la strada si divide in due: un ramo scende a destra a San Rufillo, quindi alla Casolana, l’altro ramo sale a sinistra, verso il passo del Prugno, punto di partenza del nostro “giro”. Salendo verso il Prugno (comoda stradina asfaltata), prima di un evidente crocicchio di case, lo sguardo corre verso due vecchie, ormai storiche, “piantate” di viti. Con gli aceri (i’opi) al posto dei pali e i tralici che si dipanano in quattro lungo i rami portanti delle piante stesse. Un vero monumento alla storia contadina, un grande grazie alla persona che ha ancora voglia e pazienza di conservarlo.

Dopo due ore e mezzo di passo buono, compreso la sosta al castello del monte, siamo arrivati al punto di partenza. Una bella camminata tonificante, lungo un comodo percorso adatto a tutti.