Bersaneide

Dopo la grande manifestazione di sabato e il bel discorso di Bersani, si torna alla quotidianità, che per Ravenna vuol dire le elezioni primarie di domenica prossima, quando gli elettori del centro sinistra saranno chiamati a scegliere il loro candidato a presiedere la Provincia.

Dicevo che a me il discorso di Bersani è piaciuto. E’ stata, come hanno detto autorevoli commentatori, una riuscita prova di leaderschip. Con il suo fare da curato di campagna, che per me non è un disvalore, ha interpretato quella parte progressista dell’Italia che vuole un paese normale, nel solco dei valori fondanti fissati nella Costituzione. Una forza tranquilla di cui ci si può fidare.

In estrema sintesi il suo discorso può essere riassunto in due parole: vergogna e cambiamento. Vergogna per l’indecoroso spettacolo che sta offrendo di se il capo del Governo e la sua sbrecciata maggioranza, cambiamento rispetto ai guasti materiali e immateriali prodotti nel corpo vivo della nazione dopo quasi un ventennio di berlusconismo. Ma non solo, a me è parso che nel compesso del suo ragionamento, Bersani abbia voluto affidare a quelle due parole rivolte in primo luogo a Barlusconi e al berlusconismo, un senso lato, una visione più generale, un qualcosa che tocca, seppure in variata misura, tutti. Certo, posso sbagliare, ma voglio illudermi che di questo si sia trattato. Se così fosse, Bersani avrebbe veramente dato una buona prova di leaderschip, nel senso di sapere/volere leggere il paese nel suo compesso e di chiamarlo tutto ad un ravvedimento operoso.

Siamo a pochi giorni dalle primarie, ossia al momento in cui gli elettori del centro sinistra della provincia di Ravenna saranno chiamati a scegliere la persona e il programma migliore per orientare il governo della provincia dei prossimi cinque anni. Il buon senso e la logica avrebbero voluto che i Comitati sostenitori dei candidati avessero promosso la campagna elettorale, che gli organi di informazione avessero registrato e favorito il dibattito, che i sindaci avessero preservato l’autonomia delle amministrazioni – così come i dirigenti delle associazioni economiche -, che i dirigenti del partito avessero svolto il ruolo di garanti delle regole.

Solo lunedì prossimo potremo trarre giudizi compiuti, ma oggi dobbiamo registrare che non tutto è andato per il verso giusto. Cito solo due episodi che mi hanno lasciato perplesso:

– l’intera giunta di un comune fra quelli di maggior peso, sindaco in  testa, ha ritenuto di divulgare a nove colonne in un giornale, la propria unanime dichiarazione di voto per uno dei quattro candidati in lizza;

– un periodico locale, ampiamente diffuso i vario modo su tutta la provincia, che fin dall’inizio ha evidenziato il proprio tifo unilaterale per un candidato, ha pubblicato nel suo ultimo numero, interviste e pareri di dieci attivisti del Pd, senza trovarne uno, che sostenesse Serena Fagnocchi. Offrendo così l’idea che il cento per cento dei favori vadano a Casadio, quando ben sà che non è affatto così.

Spero che la prima situazione resti circoscritta e che il giornale di cui ho parlato voglia fornire nei prossimi numeri segnali di maggior equilibrio. Spero che tutti i giocatori in campo vogliano evitare, con i loro comportamenti, che alla fine di questa partita restino in campo mucchietti di macerie.