Primarie, vinca il migliore

Serena Fagnocchi e Margherita Hack

Con 3200 firme – 3900 quelle di Casadio – Serena Fagnocchi ha conquistato il diritto di partecipare alle elezioni primarie per il candidato di centrosinistra alle prossime elezioni provinciali. Un risultato per molti inaspettato, dato l’enorme sproporzione delle forze in campo. Da un lato pressochè tutti i sindaci e gli assessori, i dirigenti di primo piano del Pd e quasi tutti i segretari, il netto favore della stampa, dall’altro una persona con un manipolo di supporter. Il risultato ottenuto da Serena ha diversi significati e deve fare riflettere.

Il Partito Democratico deve essere fiero di avere proposto per primo le elezioni primarie in Italia. Esse devono essere un grande processo democratico, utili alla scelta del candidato più gradito e del programma migliore. Se così è, per non tradirne lo spirito, sono necessarie il realizzarsi di due condizioni: i dirigenti del partito debbono essere essenzialmente garanti della competizione in campo fra i vari concorrenti e non prendervi direttamente parte, scegliendo l’uno o l’altro; l’altra condizione da favorire è il sostanziale equilibrio delle risorse economiche in campo. I dirigenti che partecipassero alla contesa e fossero sconfitti, quali conclusioni dovrebbero trarre? A Milano si sono dimessi, giustamente, ma per la sola ragione che, pur disponendo di tre candidati di elevato valore, hanno scelto un candidato contro gli altri. Cosa che non avrebbero dovuto fare. A Ravenna occorrerà lavorare per evitare psicodrammi di questo tipo. La sola condizione che può evitarlo è che gli uomini che rappresentano o si identificano col partito ai livelli più elevati, anche gli amministratori, se vi si identificano, non prendano direttamente parte alla contesa. Non siamo partiti benissimo, dobbiamo riconoscerlo, ma nulla è compromesso. D’ora in poi però gli errori dovrebbero essere limitati al massimo. Sia una bella sfida e vinca il migliore.