Langhe e valli del cuneese

Alba - La fiera dei tartufi

Abbiamo trascorso, in camper, la settimana dal 9 al 16 ottobre nelle Langhe e nelle valli del cuneese. La data in cui si colloca un viaggio è importante. In questo caso ha significato il contatto con la vendemmia e i tartufi e con l’atmosfera e i colori dell’autunno. Scriverò tre note: questa, prevalentemente descrittiva, una seconda più personale e di ricerca. Poi racconterò un episodio.

Arriviamo ad Alba nel pomeriggio e sostiamo nel grande parcheggio della Ferrero. Al mattino, la domenica, ci svegliamo inebriati da un persistente odore di cioccolato in tazza. Alba è una bella città, ricca di attività produttive e commerciali che determinano, all’apparenza, un tenore di vita elevato. E’ la capitale delle Langhe e del Roero, ambiti territoriali caratterizzati economicamente dal vino e dai tartufi. Il prezioso tubero ha una funzione di traino anche per il vino: da tanti paesi del mondo arrivano per i tartufi, poi si disperdono nelle campagne e nelle città del vino.

Ad Alba la vita si svolge fra Piazza Risorgimento e via Vittorio Emanuele. I manufatti storici da ammirare sono tanti. Curiose le torri abbassate. Interessante la ristrutturazione del teatro con un ardito accostamento architettonico fra antico e moderno. Passando davanti al Liceo Ginnasio il pensiero corre ad un suo studente illustre: Beppe Fenoglio, una figura che incontreremo spesso lungo il nostro viaggio. Nella chiesa di san Domenico ammiriamo una bella mostra di quadri di Franco Battiato con la quale l’artista fornisce una inaspettata prova di eclettismo. Naturalmente, abbiamo visitato la Fiera mondiale del tartufo. Tanto tartufo (forse troppo) e tanti prodotti culinari di questa ricca e interessante terra. Dai vini, ai formaggi, ai salumi. Con una generale caratteristica: prezzi fortemente maggiorati – anche dell’80% – rispetto le botteghe tradizionali.

Roddi - Chiesa dell'Assunta

Nel pomeriggio partiamo per visitare la campagna delle Langhe, a partire dai paesi dei castelli. La caratteristica che li accomuna, oltre ai manieri posti in posizione dominante al centro dell’antico borgo, sono le vigne e i vini. Partiamo da Roddi. La piazzetta del Municipio, una delle più belle del Piemonte a detta della Regione, è un vero gioiello. Ammirevole la splendida facciata barocca della chiesa dell’Assunta e la facciata del castello medioevale a fianco di essa. Qui troviamo l’Università dei cani da tartufo, un’istituzione nata nel 1880.

Di seguito visitiamo Grinzane Cavour, arroccato attorno al suo imponente castello. Il Conte Camillo, sindaco di Grinzane per 17 anni, fino al 1849, sviluppò nella sua tenuta e nella comunità la coltivazione della vite e la produzione del Barolo. Grinzane è un punto panoramico di eccellenza sulla zona del prezioso vino.

Per la sera ci portiamo a Castiglione Falletto. Ci accoglie una bell’area camper, gratuita. La cittadina è dominata da un’imponente fortezza con la caratteristica di avere le torri rotonde. Il borgo è molto curato e, come tutti, organizzato per l’accoglienza turistica. La vendemmia ferve …

Da Castiglione, il mattino successivo (lunedì), ci rechiamo a Serralunga, percorrendo a piedi uno dei tanti percorsi segnalati. Ancora un castello, arditamente sviluppato verso l’alto, domina il borgo. Siamo nel centro del Barolo, nella zona dei vigneti di maggiore pregio. Le dolci colline sono uno spettacolo di colori.

Langhe - Panorama

Nel pomeriggio, dopo avere visitato la Cantina sociale dei produttori di uva di Castiglione, ci rechiamo a Barolo. E’ proprio il caso di dire che in ogni angolo di strada si respiri la presenza del vino. C’è perfino il museo dei Cavatappi. Proseguiamo per Dogliani, dove parcheggiamo per la notte dietro la posta. Dogliani è la zona del Dolcetto, un buon rosso di dodici gradi, da pasto. Qui è nato Luigi Einaudi. Qui finisce anche la prima parte del nostro viaggio.

Al mattino (martedì) partiamo per visitare alcune valli del cuneese. Si è trattato di una buona scelta. Abbiamo preso contatto con tre valli (Val Grana, Val Maira e Val Varaita) che hanno mantenuto sostanzialmente intatto il loro ambiente paesaggistico. Il richiamo del turismo non ha snaturato quei luoghi, che mantengono, man mano si risalgono, una grande bellezza data dall’armonico intreccio fra i piccoli borghi, le tradizionali attività economiche, i corsi d’acqua, i boschi e le grandi vette alpine. Partiamo dalla Val Grana. Delle tre è la valle più stretta e quella dove lo sforzo per rianimarla economicamente ci è parso sia stato il più difficile. L’odierno rifiorire della valle pare si debba al dinamismo di uno dei sindaci di Castelmagno. I punti di forza della valle sono il Santuario di San Magno e, soprattutto, il formaggio che prende il nome del paese stesso. Il successo di mercato di questo formaggio, ha trascinato ed esteso la gamma dei prodotti caseari con riuscite sperimentazione come gli erborinati. Formaggi di ottima qualità che ci sono parsi essere prodotti con una normale evoluzione delle antiche tradizioni. In questo caso pensiamo, per dirla con Baricco, che i barbari della standardizzazione ed omologazione (americanizzazione) dei prodotti non abbiano ancora agito. Noi ci siamo riforniti a Pradleves presso un negozio dei produttori associati di questo famoso formaggio. Verso sera ci siamo spostati all’inizio della seconda valle.

Dronero - Il Ponte Vecchio o del Diavolo

Dronero è la porta della Val Maira. L’area camper indicata nel Portolano non esiste (era intenzione farla), per cui abbiamo dormito in un ampio parcheggio, dietro le scuole medie. E’ una città antica, a cavallo della confluenza di due fiumi, unita da un ponte merlato reso caratteristico dal fatto che ha due arcate diseguali. Mai visto nulla del genere: si chiama Ponte Vecchio o del Diavolo. Visitando brevemente la città ci colpisce la nutrita presenza di cittadini africani. Chiediamo lumi. Ci viene detto che all’inizio degli anni novanta si è insediato un nutrito gruppo di ivoriani, poi stabilizzati. Al mattino è stato molto bello vedere gli alunni che si recavano a scuola: bianchi, neri, mulatti, parlavano e giocavano serenamente fra di loro. Una lezione per chi fomenta divisioni etniche con il solo scopo di incutere paura. Paura che non esiste nella mente serena dei ragazzi. Questo lascia ben sperare per il futuro.

Al mattino (mercoledì) Risaliamo la valle. Non c’è il sole, ma la valle si presenta bella e integra nel suo splendore naturale; l’impatto del progresso e delle moderne tecnologie è stato molto limitato. Sostiamo ad Acceglio, l’ultimo comune della valle, e ci inoltriamo a piedi fra i boschi. L’insieme rappresentato dalle diverse essenze arboree, dai tanti colori caratteristici del periodo, dai declivi dei monti e dalle vette alpine rappresenta uno spettacolo intenso ed emozionante. Tornando a valle, ad una sosta per un caffè, chiedo al giovane barista notizie circa l’economia della valle. Il ragazzo mi spiega che negli ultimi anni c’è stata una forte ripresa del turismo, specialmente da parte di svizzeri e di tedeschi attratti dall’ambiente selvaggio della valle e dalle opportunità che esso offre agli amanti dello sci da fondo e alpinistico in inverno e del trekking e dell’alpinismo in estate. Mi dice che i simboli occitani, di cui parlerò nella seconda nota, sono al tempo cultura e folklore. Nulla a che fare con la padania e i loro epigoni. Soddisfatti, ci portiamo all’imbocco della terza valle che vogliamo visitare: la Val Varaita.

Sostiamo per la notte a Melle in una bella area camper con tutti i servizi (2 euro). Melle è, nella sostanza, un paese spopolato. Vi risiedono in prevalenza famiglie di persone anziane, con carenze di servizi a disposizione, e qualche giovane che cerca di lanciare nuove attività legate ai prodotti locali e al turismo. Qui leggiamo un manifesto che invita a comprare in valle “Comprate in valle e la valle sarà popolata”. Credo si riferisca agli abitanti di un tempo, a quelli che, riscoprendo le proprie radici, possono ritrovare motivazioni per una stabile residenza in quei luoghi. Non credo l’invito si riferisca a chi compra per investire, ristruttura, poi non si fa più vedere.

Chianale - La chiesa

Al mattino (giovedì) risaliamo la Val Varaita. Un’occhiata a Sampeyre e alla sua bella piazza. E’ una giornata di sole splendido. Aria tersa e cielo azzurro. Il contrasto di colori è bellissimo. A Casteldelfino ammiriamo la foresta di pino cembro (cembreta) più grande d’Europa; si spinge fino ai 2300 nella pendice del Monviso. Saltiamo Ponte Chianale per arrivare a Chianale, uno dei “borghi più belli d’Italia”. E’ un villaggio completamente in sasso reso uniforme dalle casette coperte da bellissimi tetti in lose. L’architettura delle abitazione è particolarmente curata negli aspetti dell’armonia fra le misure e nelle soluzioni adottate per fronteggiare il duro clima invernale. Si tratta quindi di un’architettura di pregio. Chianale è posto a 1800 metri di altitudine; da qui parte la mitica salita al Colle dell’Agnello dove è posto il confine con la Francia. Appena parcheggiato incontriamo un personaggio che ci indica la meta per una bella scarpinata: il lago Blu, posto a 2600 metri di altezza. Accettiamo l’indicazione e la sfida per una delle camminate più appaganti che abbiamo mai compiuto, conclusa al ritorno con un dialogo molto bello con la stessa persona. Riprenderò nella terza nota sia il racconto dell’escursione, che il contenuto del dialogo con Steven.

Al termine dell’esplorazione del borgo, invertiamo il senso di marcia. Contiamo di attraversare nuovamente dalle Langhe attraverso una strada di crinale, per proseguire nel Monferrato, in direzione di Piacenza. Verso sera, giungiamo a Cherasco dove sostiamo in un grande parcheggio con posti e servizi per i camper, gratuiti, luce compresa. La città pullula di gente, la prima persona che incontriamo è Davide Cassani: si era appena concluso l’arrivo del giro del Piemonte. La città è molto bella e curata. Si definisce la Capitale della Lumaca. Tutti i ristoranti presentano ricette di cucina elicicola.

Al mattino (venerdì) ci indirizziamo verso le Langhe con destinazione Serralunga, per l’acquisto di qualche ulteriore bottiglia di Barolo. Lungo il percorso visitiamo La Morra. Un paesino al centro della zona del vino, molto panoramico. Purtroppo, la nebbia ci impedisce di allungare lo sguardo sulle interminabili colline coltivate a vite.

Serralunga - Cantina

A Serralunga puntiamo sulla Cantina di Giacomo Anselma. Ci accoglie la moglie che ci parla di vigne e di vino. Assaggiamo alcuni vini e decidiamo per l’acquisto di un Barolo riserva del 2004 e di alcune bottiglie di Nebiolo e Dolcetto. Intanto arriva il marito, anch’esso molto cordiale. Ad una nostra domanda relativa al possibile acquisto di Moscato, ci indirizza a Castiglione Tinella, dai fratelli Icardi, dove potremo trovare Moscato di pregio.

Lungo il percorso visitiamo Mango. Il paese è stato teatro di lotte partigiane e luogo d’azione di Beppe Fenoglio, il Partigiano Jonny del libro omonimo. In questo paese è stato girato un film titolato come il libro. L’apposizione di targhe ricorda i luoghi di alcune scene del film, a cui corrisposero reali azioni dei partigiani.

La Cantina dei fratelli Icardi dista qualche chilometro da Castiglione Tinella. Ci accoglie uno dei fratelli, una gentile signora, che ci intrattiene in un’amabile conversazione, nonostante non abbia Moscato da venderci. Si informa sulla nostra provenienza, sulle nostre attività; ci fa visitare la cantina, ci scatta alcune foto. Poi ci fa assaggiare la penultima bottiglia di Moscato della vendemmia scorsa e ci vende l’ultima, assieme ad un cartone di confezioni da mezzo litro in partenza per il mercato tedesco. Rimaniamo ancora una volta piacevolmente sorpresi dall’accoglienza e dal garbo di questi vignaioli. Gli promettiamo di tornare a trovarla.

Proseguendo il tragitto passiamo da Canelli. Ci pare caotica. Proseguiamo per Nizza Monferrato dove siamo accolti da un’area camper vigilata dai soci del Camper club (5 euro). Visitando la città, notiamo qualcosa che abbiamo già visto in altre città di analoghe dimensioni come Alba, Cherasco… . Tante belle botteghe di commercianti e di artigiani, animate da una buona affluenza. Chiedo informazioni ed ho notizia del fatto che in quel comprensorio il commercio al dettaglio tiene, nonostante la presenza massiccia della grande distribuzione. La risposta che mi sono dato è che questo derivi dallo slancio di questi imprenditori. Negozi belli e prodotti di qualità, dove in molti casi conta ancora il lavoro umano e manuale. In secondo luogo la residua permanenza nei centri storici di alcune importanti strutture come ad esempio: la sede dell’Inps, l’ufficio delle Poste, ecc. .

Il sabato mattina di buon’ora prendiamo la via di casa, percorrendo fino a Piacenza la Statale 10, chiamata: Padana inferiore. Una buona alternativa, all’onerosa autostrada. Uno sguardo alla sede del museo che ricorda la battaglia di Marengo, all’albero della Piccola vedetta Lombarda e questo bel viaggio è finito.