Al prefetto non piacciono le biciclette

pista_ciclabile_1[1]Sono abbastanza sorpreso nell’apprendere che il nostro Prefetto vuole dichiarare guerra alle biciclette. Il Carlino ci informa che la massima autorità del Governo presente in Provincia, pur nel contesto di un ragionamento più ampio, parla di gravissime infrazioni con la bicicletta e annuncia una grande campagna di sensibilizzazione.

Percorro strade ogni giorno, di città e di campagna, e l’impressione che traggo è quella di una vasta mancanza di rispetto delle regole stradali da parte di tutti gli utenti della strada. Credo però si possa ragionevolmente convenire che la gravità degli effetti possibili a seguito delle varie infrazioni siano direttamente correlate al mezzo che le pratica.

Con tutto il rispetto, credo siano più pericolose, quindi deprecabili, le infrazioni compiute da moto, auto e camion, rispetto quelle a carico di ciclisti, pedoni e carozzelle. D’altronde, mi pare non ci siano dubbi sul fatto che ciclisti e pedoni siano quelli che pagano il maggiore tributo di sangue sulle strade.

Ritengo quindi che l’ottima idea di una campagna di sensibilizzazione sulle infrazioni al Codice della Strada debba essere sicuramente rivolta a tutti gli utenti della strada. Credo però non basti. Penso si potrebbero assumere anche altre iniziative, ad esempio:

– invitare il Governo a dotare di maggiori risorse finanziarie e mezzi la Polizia Stradale;

– invitare i titolari dei proventi delle contravvenzioni (comuni, provincie, ecc.) a destinarne una quota maggiore alla sicurezza stradale (le mie riminiscenze di ex assessore alla viabiltà mi fanno ricordare, se non erro, che questi – tanti – euro andrebbero tutti destinati alla sicurezza)

– invitare i comuni e la provincia a promuovere con maggiore solerzia la rete di percorsi ciclopedonali nelle città e nella campagna, vera soluzione questa per quello che mi sembra essere il nocciolo del problema bici posto dal Prefetto.

Ben sapendo che per realizzare questo obbiettivo nelle città, spesso, basta riorganizzare diversamente il traffico e la segnaletica e nella campagna pensare di utilizzare la fittissima rete di piccole strade già esistente.