Amianto, oltre 200 morti in provincia di Ravenna

Copertura in amianto
Copertura in amianto

Il giudice Riverso è tornato a parlare di amianto. Ha ricordato come in provincia di Ravenna si contino già oltre 200 morti. Ha detto che il picco delle morti, dato i tempi di latenza delle malattie correlate, avverrà fra il 2018 e il 2020. Ha rilevato come ancora non sia stato istruito un processo in sede penale per le evidenti responsabilità di molte aziende ed ha accusato i sindacati di non avere fatto abbastanza.

Negli ultimi dieci anni di lavoro al sindacato, nella mia funzione di direttore provinciale dell’Inca, sono stato testimone di questa tragedia. Posso dire che il giudice ha ragione.

I sindacati si sono occupati molto della vicenda, ma pressoché esclusivamente per il riconoscimento dei benefici previdenziali (pensionamenti anticipati e rivalutazione delle pensioni in essere per gli esposti) con cause contro l’Inps. Con costi a carico del sistema previdenziale, quindi degli stessi lavoratori. Nulla o quasi per azioni volte direttamente contro le imprese, molte volte responsabili acclarate di responsabilità dirette delle morti per avere costretto/consentito i lavoratori di maneggiare l’amianto senza adeguate protezioni, pur sapendo dei possibili danni.

Questo è stato particolarmente evidente dove più esteso si è rilevato il problema, come nell’area portuale e industriale di Ravenna. Probabilmente la ragione sta nel conflitto di interessi fra socio – lavoratore – sindacato per i lavoratori portuali e delle cooperative e nello storico consociativismo fra sindacato e azienda nel caso dell’Enichem.

Leggo che subito il sindaco di Ravenna ha colto le parole del giudice, dimostrandosi sorpreso del problema (ripro)posto.

Essendo stato, come ho detto, testimone di questa tragedia, ho continuato ad occuparmene anche negli anni della mia esperienza di assessore dove ho potuto ancora una volta toccare con mano quanto sia arduo mettervi il naso dentro. A mio parere, il nodo della vicenda è costituito dalla volontà, o meno, di individuare la vera essenza del problema e, conseguentemente, di risolverlo.

Certo, indennizzare le persone colpite o i superstiti con un po’ di soldi, chiamare a rispondere delle proprie responsabilità le aziende sono certamente obbiettivi da realizzare. Ma il vero problema è la rimozione dal territorio delle centinaia di migliaia di tonnellate di amianto/eternit, tutt’ora presente. Per la ragione che questo materiale col tempo si decompone, permettendo, se non trattato con vernici o rimosso, che le fibre si volatilizzino nell’ambiente e che quindi possano essere respirate da chiunque. Questo è il vero problema che tutti, sindaci e amministratori in testa, sanno esistere.

Dicevo della mie esperienze di amministratore. Appena delegato ricevetti la segnalazione di alcuni cittadini con la quale mi rendevano partecipe delle preoccupazioni loro derivate dallo stato di incuria di alcuni capannoni coperti di eternit. Segnalai il fatto all’Ausl che fece subito i rilievi del caso. In poco tempo rispose che era in essere una situazione di pericolo reale e intimò la proprietà di rimuovere l’amianto in un tempo dato. Cosa che puntualmente avvenne. Fui contento di avere promosso un’azione di tutela della salute pubblica e del risultato ottenuto. Pensai che quell’azione potesse essere l’inizio di un lavoro su larga scala, ma al posto verificare entusiasmo captai attorno a me freddezza. Colsi che forse il problema non era chi inquinava il territorio, ma chi denunciava questo inquinamento.

Successivamente proposi in ambito provinciale, come azione dei Piani per la Salute, che fosse definito un progetto per la rimozione dell’eternit; un alto dirigente dell’Ausl rispose quasi negando il problema e adducendo al pericolo di ingiustificato allarmismo. Non se ne fece nulla. Successivamente tentai, senza successo, di definire una mappa della presenza di amianto nel territorio comunale. Da ultimo, alcuni mesi fa, mi sono permesso di segnalare agli assessori castellani all’ambiente e alla sanità, finanziamenti regionali per le aziende disponibili a rimuovere l’amianto dai propri tetti, suggerendo alcune iniziative, senza ricevere dimostrazione di interessamento alcuno.

Allora che fare? Capisco la portata del problema, tutte le sue sfaccettature, ma se sta a cuore la tutela della salute dei cittadini dal pericolo amianto, bisogna intervenire. La prima proposta è parlarne, seriamente.

Ad esempio, la provincia potrebbe coordinare i comuni, l’Ausl ed Hera per definire un progetto che prevedesse:

– l’individuazione delle modalità di smaltimento univoche sul territorio provinciale;

– l’informazione capillare a tutte le famiglie e attività produttive circa i danni da amianto e come intervenire;

– lo schema di una ordinanza sindacale con la quale imporre in un tempo dato il trattamento o lo smaltimento dell’amianto in decomposizione.