Pd, la ricreazione è finita

Bersani ha vinto, Bersani è il mio segretario. Dico però ciò che mi aspetto. Mi aspetto che lavori per l’unità del partito – ha vinto con una maggioranza Prod/unionista, poco più del 50% dei votanti – che per me vuol dire cercare la realizzazione di una sintesi politica delle tre mozioni. Occorre che nessuno si senta sconfitto. Le prime dichiarazioni che ho ascoltato e che ho letto sulla stampa – La Repubblica e il Corriere di Romagna – mi lasciano molto perplesso. Sembra quasi che si dica: su ragazzi, la ricreazione è finita, ora si torna in classe. L’impressione, ricavata dal forte richiamo di Bersani all’Ulivo, è che si voglia cancellare il più in fretta possibile l’idea del Partito Democratico nata al Lingotto e frutto delle analisi sulle sconfitte politiche degli anni precedenti, appunto, quelli dell’Ulivo e Unionisti basati su accordi di vertice fra i componenti di una vastissima coalizione non omogenea. I dubbi crescono in me leggendo le dichiarazioni dei dirigenti provinciali del Pd. Nessuna analisi, nessun dubbio, solo certezze. Così è se vi pare, sembrano dire all’unisono. D’altra parte il buon Corriere di Romagna sembra che si sia ben guardato dal ricercare pareri diversi. Eppure spunti di analisi e interrogativi il voto espresso lo suggeriscono. Come mai, ad esempio laddove si esprime un voto più di opinione e meno fideistico i risultati cambiano, a volte nettamente? Così come il voto cambia anche nelle realtà minori dove però il confronto è stato più reale e concreto. Non sono questi per chi ha vinto punti di analisi su cui interrogarsi? In ogni modo Bersani ha il dovere di provarci, penso che sia giusto lasciarlo lavorare ed essere con lui leali. Un discorso un pò diverso invece forse andrebbe fatto a livello regionale dove la situazione politica e la ravvicinata scadenza elettorale necessitano di qualche immediata novità. A partire dagli aspetti programmatici. Cito due temi: quello della mobilità delle persone e delle merci e quello dell’ambiente nella sua doppia veste della tutela e conservazione che inteso come fonte di nuovo sviluppo economico. Ci sarebbero tante altre cose da dire, ma mi fermo qui. Invito chi mi legge ad intervenire nella rubrica dei commenti, alimentando così una discussione che non può far male.