Che Travaglio

Ieri sera ho assistito allo spettacolo di Marco Travaglio al cinema Sarti di Faenza. Il cinema era stracolmo e centinaia di persone non hanno potuto entrare per ragioni di sicurezza. Travaglio fa sicuramente parte dei nuovi della politica, ossia di quelle persone che interloquiscono con gli spettatori recitando, alla Grillo per intenderci. Con la sostanziale differenza che mentre Grillo con le parole aggredisce, Travaglio usa un linguaggio suadente, da vero e proprio incantatore. Ottima padronanza dell’italiano, una memoria molto lucida, toni bassi, battute, doppi sensi, sottintesi, lunghe pause alla ricerca dell’applauso che quasi sempre arriva. Un vero e proprio attore consumato. Naturalmente, con la scusa della presentazione del suo ultimo libro sul Papi, ha espresso il suo pensiero politico. Da buon dipietrista se l’è presa con Berlusconi, senza dimenticarsi del Pd e di D’Alema in particolare. Dei tanti vizi del Presidente del Consiglio ha detto cose in qualche modo risapute, ma che, messe tutte in fila così come lui ha fatto, hanno reso un quadro davvero impressionante. Ha rivendicato una opposizione forte, aggiungendo che il PD non la svolge in quanto anch’esso toccato dalla questione morale, citando i casi della Puglia e della Campania. Non ha dimenticato di fare presente come il PD, con le sue assenze in parlamento nel caso delle votazioni sullo scudo fiscale, abbia graziato il Governo che, altrimenti, trattandosi di un Decreto, sarebbe caduto. Su questo punto è scattato l’applauso più forte di una platea formata in buona parte da elettori del PD.