Amianto, due buone notizie

Tetto in eternit
Tetto in eternit

Forse non tutti sanno che l’amianto uccide. Finalmente la Procura della Repubblica di Ravenna ha aperto un fascicolo sulle morti da amianto. Questa è la prima buona notizia. Chissà che non si scoperchi questa pentola, per troppo tempo chiusa, e non si faccia luce circa le eventuali responsabilità per oltre 300 malattie professionali riconosciute a Ravenna e della conseguente morte di tante persone.

Siccome ho trattato per anni questa materia, occupandomi di tutela dei lavoratori da questo rischio, desidero fornire qualche informazione. L’amianto è stato un minerale molto disponibile e a basso costo. Aveva il pregio di assorbire il calore, di conseguenza è stato usato principalmente per coibentare le fonti di calore e per coprire i tetti (eternit). Se ne è fatto un massiccio uso dai primi anni cinquanta fino al 1992, quando è stato messo al bando. La ragione è consistita nel fatto che, dopo anni e anni di ricerche e di denuncie, si è capito che l’inalazione di fibre di amianto (basta una, se si è sfortunati) può provocare il mesotelioma pleurico, un tumore ai polmoni. Va detto che l’amianto allo stato solido non crea danni. I problemi sono sorti nella lavorazione del minerale in polvere, nella lavorazione dei manufatti, esempio nel taglio, e per effeto del deterioramento allorquando, fiorendo, inizia a rilasciare nell’aria le fibre. Altro aspetto di cui occorre tenere conto è che il periodo di latenza della malattia va dai 15 ai 25 anni. Ragione per la quale gli esperti prevedono il picco delle morti attorno al 2015.

Dicevo dell’uso massiccio che se ne è fatto negli anni dello sviluppo industriale. Se percorrete la via Emilia in direzione di Imola e guardate i tetti delle fabbriche costruite in quegli anni vi accorgerete quanti di questi siano di eternit. Ma anche girando la campagna potrete vedere centinaia di pollai, cucce, ricoveri per attrezzi coperti dello stresso materiale. Ebbene tutte queste situazioni sono pericolose per la salute dei cittadini.

Il pericolo risiede nel fatto che, dopo 30-40 anni dalla loro istallazione, il materiale comincia ad usurarsi, con la conseguente certezza di rilasciare nell’aria fibre che possono essere respirate da chiunque. L’unico modo per evitare ciò è trattare con vernici questi manufatti alfine di ricompattarli. Oppure, molto meglio, rimuoverli. Ma quanti l’hanno fatto, sia aziende che privati cittadini? Qualcuno ha controllato, o ha in animo di farlo?

La seconda buona notizia è che la Regione Emilia Romagna ha rifinanziato con oltre quattro milioni una sua vecchia legge per la dismissione dell’amianto. Il finanziamento è rivolto alle imprese. Le domande vanno presentate telematicamente dal 28 al 30 ottobre – ore 9/18. L’importo massimo del contributo è di 200.000 euro. La graduatoria verrà fatta in base all’ordine cronologico di arrivo delle domande. Le tante aziende castellane coperte di amianto saranno state sicuramente informate, ma credo che controllare non guasti.

Da osservatore che conosce la gravità dei problemi connessi all’amianto, penso che l’Amministrazione comunale, se già non l’ha fatto, potrebbe verificare e sollecitare le imprese ad aderire al bando. Ma soprattutto potrebbe cogliere l’occasione per sviluppare una forte opera di sensibilizzazione e di informazione dei cittadini sul problema amianto. Questo potrebbe avvenire tramite opportune iniziative pubbliche, ponendosi l’obbiettivo di liberare entro un certo numero di anni il territorio comunale da questo assassino.

Non sarebbe male arrivare ad una mappa della presenza di amianto nel territorio. Faccio presente che le leggi prevedono, qualora un manufatto in amianto sia in condizione da rilasciare fibre, l’obbligo della rimozione dell’eternit da parte del proprietario. Così come,  se l’Ausl è informata di situazioni ritenute pericolose, è tenuta ad intervenire per l’adeguata verifica e gli eventuali provvedimenti.